Se c’è un testo
che ha influenzato profondamente la cultura americana, dalla politica alla
letteratura, passando per la musica e il cinema, è la Bibbia. In un paese
fondato su princìpi di libertà religiosa, paradossalmente la Bibbia ha
attraversato ogni aspetto della vita pubblica e privata. Non si tratta solo di
un testo religioso: per molti americani è un simbolo di identità nazionale, una
bussola morale, e talvolta, uno strumento politico.
Le radici
bibliche dell’America
La relazione
dell’America con la Bibbia risale agli inizi della sua storia. Quando i Padri
Pellegrini sbarcarono sulle coste del New England nel 1620, portarono con sé
una visione del mondo fortemente influenzata dalle Scritture. John Winthrop,
uno dei leader della colonia del Massachusetts, nel celebre sermone “A
Model of Christian Charity” parlò di una "città sulla collina",
un’immagine tratta dal Vangelo di Matteo (5:14), che divenne una metafora
duratura per la missione divina dell’America.
“Siamo una
nazione sotto Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti”, recita il Giuramento di fedeltà, aggiunto solo nel
1954, durante la Guerra Fredda, ma che rivela quanto la fede e il senso di
destino abbiano sempre marcato la storia americana.
La Bibbia
come mito fondatore
Alexis de
Tocqueville, osservatore acuto della democrazia americana, scrisse nel suo
classico “La democrazia in America” (1835): “Non ho mai visto un
paese in cui la religione cristiana abbia una tale influenza sulla società
quanto negli Stati Uniti. Nessun altro popolo sembra aver intrecciato così
strettamente la fede con le sue istituzioni politiche”. Tocqueville notò
che la Bibbia non solo era presente nelle case, ma anche nei tribunali, nelle
scuole e, naturalmente, nei discorsi politici.
Letteratura
e Bibbia, un matrimonio secolare
Il potere della
Bibbia in America non si limita alla sfera religiosa. Scrittori come Herman
Melville, Nathaniel Hawthorne e Mark Twain hanno tutti trovato nella Bibbia una
fonte di ispirazione, e talvolta di satira. Melville, nel suo capolavoro Moby
Dick, utilizza riferimenti biblici per descrivere la lotta epica tra
l’uomo e il destino. L’ossessivo capitano Achab, nella sua caccia alla balena
bianca, diventa un moderno Giobbe, ribellandosi contro un Dio silenzioso e
crudele.
Mark Twain, sempre
pungente, ironizzò: “La Bibbia contiene tesori inestimabili e le migliori
cure per l’immaginazione, ma è come il vino di buona annata, deve essere presa
con moderazione”. Twain era consapevole dell’influenza della Bibbia sulla
cultura popolare, ma allo stesso tempo ne criticava l’uso strumentale da parte
della politica.
La Bibbia
come strumento politico
In effetti, pochi
libri hanno avuto un peso così determinante nella politica americana quanto la
Bibbia. Come osserva il politologo Kevin Kruse nel suo libro “One Nation
Under God” (2015), la Bibbia è stata spesso usata per giustificare
politiche di ogni sorta. Durante la Guerra Civile, sia i nordisti che i sudisti
trovavano nelle Scritture giustificazioni per le loro rispettive cause. Abraham
Lincoln, uno dei presidenti più legati alla fede, disse nel suo Secondo
discorso inaugurale (1865): “Entrambe le parti leggono la stessa
Bibbia e pregano lo stesso Dio, e ciascuno invoca il Suo aiuto contro l'altro”.
Ma se Lincoln
usava la Bibbia per cercare una riconciliazione morale, altri hanno spesso
usato il testo sacro per fini meno nobili. Franklin D. Roosevelt, in uno dei
momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale, citò il Salmo 91 in un
discorso radiofonico del 1941, per rafforzare la fiducia della nazione nella
vittoria: “Non temerai il terrore della notte, né la freccia che vola di
giorno”. La Bibbia, dunque, non era solo un testo religioso, ma un potente
strumento retorico.
Religione
e diritti civili
Se la Bibbia è
stata usata per giustificare la schiavitù, è anche vero che è stata l’arma più
potente dei leader dei diritti civili. Martin Luther King Jr., pastore battista
e leader del movimento, attingeva costantemente alle Scritture per sostenere la
giustizia razziale. In uno dei suoi discorsi più noti, “I Have a Dream”
(1963), King invocò l'immagine biblica di “ogni valle sarà colmata e ogni
montagna e colle saranno abbassati” (Isaia 40:4), prefigurando una nuova
era di uguaglianza e giustizia.
James Baldwin,
scrittore afroamericano, in “The Fire Next Time” (1963), denunciò come
la Bibbia fosse stata usata sia come strumento di oppressione che di
liberazione. “L’eredità biblica è quella di un popolo in esilio”,
scrisse Baldwin, suggerendo che la lotta degli afroamericani per i diritti
civili fosse simile alla lotta del popolo ebraico per la liberazione.
Il declino
della Bibbia?
E oggi?
L’influenza della Bibbia nella cultura americana sembra diminuire in un’epoca
di secolarizzazione crescente. Eppure, come osserva l’editorialista del New
York Times Ross Douthat, “anche quando la fede si indebolisce, il
linguaggio e i simboli della Bibbia restano profondamente radicati nella
coscienza americana”. Anche la cosiddetta “guerra culturale” moderna, che
vede contrapposti progressisti e conservatori, trova le sue radici in
interpretazioni diverse del testo sacro.
La Bibbia, con le sue storie di creazione, distruzione e redenzione, è stata e rimane un pilastro della cultura americana. Ralph Waldo Emerson, filosofo e saggista del XIX secolo, scrisse: “La Bibbia è una delle opere più profonde e universali mai scritte, capace di parlare a ogni epoca e a ogni condizione umana”. Che venga letta con fede o con scetticismo, resta un testo imprescindibile per comprendere l'anima americana. E, come la nazione stessa, continua a suscitare dibattiti, ispirare sogni e, talvolta, alimentare conflitti.
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