Eppure non mi pento…

 



Eppure non mi pento, Signore.
Ho attraversato giorni come terre arse,
con mani vuote e occhi pieni di polvere,
e ho chiamato errore ciò che era soltanto
il mio inciampo verso di Te.

 

Non mi pento delle notti senza luce,
né delle parole cadute come frutti acerbi,
né dei silenzi che hanno ferito
più di un grido.

 

Di ogni cosa Ti sono grato:
del pane duro e della sete,
del vento contrario e della strada smarrita.
Perché anche lì — dove credevo di perdermi —
Tu eri nascosto, come seme sotto terra.

 

Hanno detto: sbagliavi.
E io ho creduto.
Ma ora so che anche l’errore
è una crepa da cui filtra la Tua luce.

 

Non mi pento, Signore,
se ho amato male,
se ho cercato altrove il Tuo volto.
Era sempre il Tuo nome,
anche quando non lo sapevo dire.

 

E ora che il giorno si piega alla sera
e il cuore impara la pazienza della cenere,
raccolgo ogni frammento, ogni caduta,
come reliquia di un cammino.

 

E Ti dico grazie —
non per ciò che fui,
ma per ciò che, cadendo,
mi hai insegnato a diventare.

(Davide R.)

 

Commenti

Posta un commento