Il ragazzo che voleva farsi santo. A Palermo una messa solenne per celebrare la figura del venerabile Fra Luigi Maria Lo Verde
Nella chiesa del Sacro Cuore alla Noce, la Messa
solenne presieduta dal provinciale dei Frati Minori Conventuali ha ricordato il
94° anniversario della morte del Venerabile fra Luigi Maria Lo Verde. Una
chiesa gremita ha reso omaggio a un giovane frate morto a soli 21 anni. La sua
vita breve continua a interrogare una Chiesa che fatica a parlare ai giovani.
Palermo. Nella
chiesa del Sacro Cuore di Gesù alla Noce, non c’era un banco libero. A
presiedere la solenne Eucaristia nel 94° anniversario della morte del Luigi
Maria Lo Verde è stato fra Salvino Maria Pulizzotto, provinciale dell’Ordine
dei Frati Minori Conventuali di Sicilia e Calabria.
Fra Luigi – al secolo Filippo –
era nato a Tebourba, in Tunisia, il 20 dicembre 1910, da genitori palermitani
emigrati per lavoro. Tornato bambino a Palermo, crebbe in un ambiente
profondamente religioso. Vivace, persino monello, scoprì presto il gusto della
preghiera silenziosa. A dodici anni annunciò la sua decisione: voleva farsi
frate «per farmi santo».
Entrò tra i Conventuali nel 1922,
vestì il saio il 21 gennaio 1923 e iniziò un cammino segnato da studio, fervore
e malattia. Un’oligoemia persistente lo accompagnò negli anni della formazione
tra Mussomeli, Montevago e Palermo. Eppure nulla scalfì il suo desiderio:
«farmi santo, gran santo». Emise la professione temporanea l’8 dicembre 1927,
ricevette la tonsura e gli ordini minori nel 1931.
Il 15 ottobre 1931, in visita ai
genitori, si aggravò definitivamente. Morì il 12 febbraio 1932, a soli 21 anni,
sussurrando: «Com’è dolce il passaggio per il Cielo!».
Dal 16 maggio 1992 i suoi resti
riposano in un sepolcro marmoreo nella cappella dell’Immacolata, sul lato
destro della navata, ai piedi della Madonna, accanto alla sacrestia. Nel 2016
Papa Francesco ha autorizzato il decreto che lo ha dichiarato Venerabile.
Nell’omelia, fra Salvino ha
ricordato che la santità non è questione di anni ma di intensità. In un tempo
in cui la Chiesa appare incerta davanti ai giovani, la figura di questo ragazzo
del Novecento parla con sorprendente attualità: inquieto, combattuto, fragile
nel corpo ma tenace nello spirito. Non un eroe di marmo, ma un ventenne con
l’argento vivo addosso che ha scelto di puntare tutto su Cristo.
Forse è questo che riempiva la
chiesa: la nostalgia di una fede presa sul serio. Perché fra Luigi non fondò
opere, non scrisse trattati, non fece in tempo a diventare sacerdote. Fece di
più: prese sul serio il desiderio di Dio. E Palermo, novantaquattro anni dopo,
continua a ricordarlo.
Davide Romano

Il racconto del Venerabile Luigi ci fa riflettere sui diversi modi in cui Dio si manifesta nel mistero dell’esistenza umana. Grazie AL
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