C’è un’ora che non sai,
un fiato nella casa chiusa,
e l’aria torna a muoversi.
Non la chiami:
ti sfiora soltanto,
come l’acqua che insiste
sulla pietra che credeva d’essere sola.
È discreta la gioia,
entra per fenditure antiche,
sul ciglio di una parola taciuta,
nel gesto che non pensavi
ancora capace di nascere.
E ti ritrovi intero,
quasi senza accorgerti,
come il ramo che dopo l’inverno
scopre di portare una gemma
e non sa quando l’ha accolta.
Allora impari il silenzio
che non pesa,
la luce che non brucia,
la vita che non domanda niente
e pure ti chiama per nome.
Perché la gioia è così:
arriva da un margine remoto,
non fa rumore,
ma ti attraversa
e rimani, per un istante,
nudo e vero
come il primo uomo
davanti al mattino del mondo.
(D. R.)

...è quel sorriso che non aspetta un scambio perchè nulla può egualiare la bellezza che tiene dentro di sè...
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