Dio d’infinita tenerezza

 




E ti cerco,
come il vento cerca la foglia stanca
nell’ora in cui la sera cade,
lentamente,
sulla fronte ferita del mondo.

 

Tu sei il respiro che non si spezza,
la mano che ritorna
anche quando il buio chiude gli occhi agli uomini
e la terra pare sorda
al passo dei poveri.

 

Nessuno è perduto per Te.
Neppure chi tace,
neppure chi fugge.
Tu raccogli i nomi
caduti tra le pietre
e li tieni in un’eco di luce
come fossero figli addormentati
nel grembo della notte.

 

E quando il dolore taglia le strade,
Tu rimani:
un filo d’acqua che insiste,
un lampo muto che si posa
sulla soglia della nostra fame.

 

Così impariamo a vivere,
come chi ascolta il mare
sapendo che ogni onda ritorna
al cuore che l’ha chiamata.

 

Dio d’infinita tenerezza,
Tu non ti stanchi di noi:
e nel Tuo silenzio
si ricompone l’uomo,
frammento dopo frammento,
come una preghiera che torna
a essere voce.

 

(D. R.)

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