Se c'è una città che ha bisogno di scout, quella è Palermo. Non perché sia più corrotta di altre, non perché il malaffare vi abbia messo radici più profonde che altrove – sarebbe una sciocchezza, i mali d’Italia non sono prerogativa di nessuno – ma perché Palermo è una città che da sempre si dibatte tra la bellezza e la sua negazione, tra l’istinto di sopravvivenza e il desiderio di riscatto. E lo scoutismo è, in fondo, proprio questo: educare a scegliere il bene, a costruire qualcosa di migliore, senza aspettare che lo facciano gli altri.
Chiunque conosca il metodo scout sa
che non si tratta di un passatempo per ragazzi in calzoni corti e camicie
sgargianti, ma di una scuola di vita. Una scuola dura, esigente, che insegna il
rispetto, la responsabilità, l’onore di una promessa fatta davanti agli altri.
Baden-Powell, che di giovani se ne intendeva, diceva: "Lasciate il
mondo un po’ migliore di come lo avete trovato". Un programma semplice
a dirsi, difficilissimo a farsi. Perché il mondo, e Palermo ne sa qualcosa, non
sempre aiuta chi vuole migliorarlo.
L’antidoto al fatalismo
Il palermitano, se ha un difetto, è
il fatalismo. Lo si vede nella rassegnazione con cui sopporta le ingiustizie,
nel cinismo con cui liquida le utopie, nel realismo amaro con cui accetta
l’inevitabile. "È sempre stato così", "Non cambierà mai
niente". Quante volte lo abbiamo sentito? Eppure, basterebbe uno sguardo a
un campo scout per capire che il cambiamento è possibile, che la rassegnazione
è solo una scusa.
Nello scoutismo si impara che ogni
problema ha una soluzione e che nessuna fatica è sprecata. Si impara a lavorare
insieme, a prendersi cura dell’ambiente, a rispettare l’altro anche quando la
pensa diversamente. Si impara, soprattutto, a non restare indifferenti. A
Palermo, dove l’indifferenza è spesso una forma di difesa, gli scout sono un
miracolo ambulante: ragazzi e ragazze che credono ancora nel dovere, nel servizio,
nella giustizia.
Un metodo che funziona
Si dirà: belle parole, ma poi?
Funziona davvero? La risposta è nei fatti. Lo scoutismo ha formato generazioni
di cittadini onesti, di servitori dello Stato, di uomini e donne che hanno
portato avanti i loro ideali senza piegarsi. Non è un caso se tanti magistrati,
giornalisti, imprenditori onesti, medici impegnati nel sociale abbiano un
passato scout. Perché lo scoutismo non è solo un’educazione alla legalità –
parola che oggi si spreca e si svuota – ma è un’educazione alla responsabilità
personale.
Si impara a montare una tenda, ma
anche a costruire un progetto. Si impara a fare nodi, ma anche a scioglierli
nei problemi della vita. Si impara che la libertà non è un diritto acquisito,
ma una conquista quotidiana, da meritare con l'impegno e il coraggio. In una
città come Palermo, dove il confine tra bene e male è spesso labile, avere
degli scout significa avere dei giovani che sanno scegliere. E che scelgono il
bene.
Giornata Mondiale del Pensiero, unione e fratellanza scout a Palermo
"Lo scoutismo è un grande gioco,
ma un gioco con uno scopo." – Robert Baden-Powell
Ogni 22 febbraio, milioni di Guide e
Scout in tutto il mondo celebrano la Giornata Mondiale del Pensiero (Thinking
Day), un momento speciale per riflettere sull'amicizia internazionale e
sostenere progetti che coinvolgono oltre 10 milioni di ragazze e giovani donne.
Questa tradizione nasce nel 1926, in occasione della 4ª Conferenza Mondiale
WAGGGS, per onorare il compleanno di Lord Baden-Powell, fondatore del Movimento
Scout, e di sua moglie Olave, prima Capo Guida Mondiale.
Dal suo esordio, il Thinking Day
ha rappresentato un’opportunità di crescita e consapevolezza per le nuove
generazioni, grazie alle proposte educative della WAGGGS, che ogni anno fornisce
spunti di riflessione e attività da svolgere nelle diverse comunità
scoutistiche. La Federazione Italiana dello Scautismo (FIS), unica realtà
italiana riconosciuta ufficialmente dalla WOSM e dalla WAGGGS, traduce e
diffonde questi materiali per garantire un’esperienza autentica e coinvolgente
ai gruppi scout italiani.
Palermo, il CNGEI partecipa per la prima volta al Thinking Day
Quest'anno segna un traguardo storico
per lo scoutismo palermitano: per la prima volta, il CNGEI partecipa
ufficialmente alla Giornata Mondiale del Pensiero insieme alle altre quattro
associazioni scout presenti in città – AGESCI, Assoraider, FSE e Scout San
Benedetto – unendo il suo gruppo di Palermo alle sezioni di Messina e
Caltagirone.
"Cercate di lasciare questo
mondo un po’ migliore di come lo avete trovato." – Baden-Powell
Questo evento rappresenta una
straordinaria occasione di condivisione e avventura tra realtà scoutistiche
diverse, accomunate dagli stessi valori di fratellanza, servizio e impegno. Il
CNGEI, presente a Palermo da oltre un anno, accoglie giovani e adulti di ogni
credo e convinzione, incarnando lo spirito pluralista e laico dello scoutismo
delle origini.
Il coraggio di credere nel futuro
La vera rivoluzione, oggi, è educare
giovani che abbiano ancora il coraggio di credere nel futuro. In una città come
Palermo, dove il futuro è spesso incerto, dove il talento rischia di essere
soffocato dalle occasioni mancate, lo scoutismo è una fiammella accesa nel
buio. Non perché salverà il mondo, non perché cambierà la città da un giorno
all’altro. Ma perché insegna che ogni cambiamento inizia con una persona che
decide di fare la sua parte.
E allora ben vengano gli scout a
Palermo. Ne abbiamo bisogno. Ne hanno bisogno i ragazzi che cercano una strada
diversa. Ne hanno bisogno le famiglie che vogliono un’educazione che non si
fermi alla teoria. Ne ha bisogno la città, che ha già troppi giovani rassegnati
e troppo pochi pronti a mettersi in gioco. "Siate pronti!"
dice il motto scout. Palermo lo sia davvero.
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