“Da Washington a Biden, la fede dei presidenti Usa una bussola o un’arma politica?” di Davide Romano
L’America, che ha
scritto il principio di separazione tra Stato e Chiesa nella sua Costituzione,
non ha mai smesso di intrecciare la politica con la religione. Se ieri il
giuramento dei presidenti avveniva con la mano su una Bibbia, la stessa
scena si è ripetuta con Joe Biden, il secondo cattolico alla Casa Bianca, dopo John
F. Kennedy. Ma cosa significa, oggi, parlare di fede in politica? E quanto è
reale la devozione dei presidenti moderni?
Biden,
cattolicesimo e compassione sociale
Partiamo dal
presente. Joe Biden, presidente che non ha mai nascosto la sua profonda fede
cattolica, si è trovato a guidare un’America più polarizzata che mai. La sua
storia personale, segnata da lutti familiari e tragedie, lo ha avvicinato al
lato umano e compassionevole del cattolicesimo. Non è raro vederlo partecipare
alla messa o fare riferimento alla sua fede in discorsi pubblici. “La fede
mi ha dato speranza e conforto quando ho perso mio figlio”, ha detto più
volte.
Ma c’è chi accusa
Biden di ipocrisia: mentre professa una fede profonda, il suo approccio
politico su temi come l’aborto e i diritti LGBTQ è in conflitto con le
posizioni ufficiali della Chiesa cattolica. Qui emerge la tensione tra il
cattolico Biden e il politico Biden, costretto a navigare tra le sue convinzioni
personali e le richieste di un elettorato progressista.
Trump,
l’evangelismo politico
Se Biden
rappresenta il cattolicesimo compassionevole, Donald Trump è il campione
del movimento evangelico conservatore, un gruppo che ha avuto un ruolo cruciale
nel portarlo alla Casa Bianca. Eppure, la fede personale di Trump è sempre
stata motivo di perplessità. Poche volte lo si è visto in chiesa, e raramente
ha fatto riferimenti spirituali autentici.
Ma Trump ha saputo
usare la religione come strumento politico. Con un linguaggio che mescolava
patriottismo e fede, si è presentato come il difensore della “città sulla
collina”, un riferimento biblico caro agli evangelici. “Nessuno ha fatto
più di me per i cristiani in questo paese”, dichiarò una volta, enfatizzando
le sue politiche anti-aborto e la nomina di giudici conservatori alla Corte
Suprema. Se fosse autentica convinzione o pura strategia elettorale, è
difficile dirlo. Di certo, la sua presidenza ha cementato l’alleanza tra la
politica repubblicana e la destra religiosa.
Obama,
fede personale, ma laica
Prima di Trump, Barack Obama, il primo presidente afroamericano, portò una visione più laica, ma comunque radicata nella fede. Anche se raramente si definiva un fervente praticante, Obama trovò nelle Scritture ispirazione per i suoi discorsi pubblici, spesso citando la Bibbia per parlare di giustizia sociale. “Sono il custode di mio fratello e di mia sorella ”, ripeteva, facendo eco al cristianesimo sociale che aveva appreso frequentando la chiesa di Chicago.
Ma la sua fede fu
messa in dubbio sia da destra che da sinistra. La destra lo accusava di non
essere abbastanza cristiano, insinuando addirittura che fosse segretamente
musulmano, mentre la sinistra criticava il suo uso della religione per
giustificare interventi sociali e militari. Obama camminava su un filo sottile:
un presidente che parlava di fede, ma che cercava di tenere quella stessa fede
fuori dalle sue decisioni politiche.
Bush e il
ritorno della religione in politica
L’ascesa di George
W. Bush segnò un punto di svolta nella storia recente della fede presidenziale.
Bush, un convertito evangelico, un "nato di nuovo", fece della sua religione una parte integrante
della sua politica. “Ho trovato Dio nei momenti di difficoltà”,
dichiarò più volte, parlando della sua lotta con l’alcolismo e della sua
rinascita spirituale.
Ma la sua fede non
si fermava alla vita privata. Durante la presidenza, Bush invocò il nome di Dio
per giustificare decisioni politiche cruciali, come la guerra in Iraq. “Il
male deve essere sconfitto”, dichiarò, usando un linguaggio quasi biblico
per definire la lotta al terrorismo. Tuttavia, la sua fusione tra religione e
politica suscitò non poche critiche, anche tra i suoi stessi alleati, che
temevano una deriva teocratica.
La fede dei
presidenti americani, da Washington a Biden, passando per Trump e Obama, rimane
una questione complessa e ambigua. È stata, per alcuni, una guida sincera nella
vita e nella politica, per altri, uno strumento di potere. Sant’Agostino
scriveva: “La fede è credere in ciò che non vedi; la ricompensa della fede
è vedere ciò che credi”. Ma per i presidenti americani, quanta parte della
loro fede è stata vera convinzione, e quanta semplice necessità elettorale?
Nell’America di oggi, sempre più divisa, la fede resta una bussola morale per alcuni e un’arma politica per altri.
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