Signore,
ti ringrazio del mio infinito errare,
delle strade perdute,
dei giorni senza nome,
delle mie infinite vite
che ho creduto di vivere
e che invece mi conducevano a Te.
Ti ringrazio degli errori,
delle porte chiuse,
delle partenze senza ritorno,
delle notti lunghe
e di quella luce lontana
che non sapevo ancora chiamare pace.
Ho camminato molto, Signore.
Ho avuto mani piene
e le ho viste svuotarsi,
ho cercato casa
in luoghi che non erano casa,
ho inseguito risposte
e trovato domande.
Eppure ogni passo,
anche quello più stanco,
anche quello fatto nel buio,
mi ha portato qui.
A Te.
Ora conosco la quiete
che non avevo cercato abbastanza,
la pace che non si conquista
ma ci viene incontro
quando finalmente cessiamo di fuggire.
E se oggi fosse l'ultimo giorno,
o domani,
se il tempo si fermasse
senza concedermi un'altra strada,
volgendomi indietro
non avrei che una parola.
Grazie.
Grazie per la vita
che mi hai donato.
È stata intensa.
È stata spesso faticosa.
Ha conosciuto la gioia e la perdita,
l'amore e la solitudine,
la speranza e la notte.
Ma non l'ho risparmiata.
L'ho vissuta.
Con i miei errori,
con le mie cadute,
con le mie infinite partenze.
E adesso,
se mi chiedessi che cosa resta
di tanto cammino,
non direi il dolore,
non direi la paura,
non direi ciò che ho perduto.
Direi soltanto:
grazie.
Perché ogni mia strada,
anche quella che sembrava lontana da Te,
portava il tuo silenzio accanto ai miei passi.
E tutte le mie vite
sono state una sola vita,
che lentamente,
senza che io lo sapessi,
tornava a Te.
(D. R.)

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