Non capita spesso che la Segreteria di Stato
vaticana risponda personalmente a un cittadino, e ancor meno che lo faccia con
la cura e la sollecitudine che si leggono in una lettera indirizzata al
giornalista Davide Romano.
Non è nostra intenzione entrare nel merito
di quanto Romano abbia scritto al Santo Padre: sono parole che appartengono a
lui soltanto, e restano custodite nella sfera più intima e personale. Ciò che
conta, e che merita di essere raccontato con il dovuto rispetto, è la risposta
che è giunta da Roma: non un formale atto di cortesia, ma un segno di reale
vicinanza.
Papa Leone XIV, riconoscente per il gesto,
ha voluto richiamare parole già pronunciate in un videomessaggio del giugno
2025, esortando a «scoprire quanto è importante per ognuno di noi prestare
attenzione alla presenza di Dio nel nostro cuore, a quel desiderio di amore
nella nostra vita, per cercare veramente, e per trovare i modi in cui possiamo
fare qualcosa con la nostra vita per servire gli altri».
Con questi sentimenti, il Santo Padre ha
affidato Romano "alla protezione della Vergine Maria e di S. Francesco
d'Assisi", inviandogli la sua "paterna Benedizione Apostolica" —
benedizione che ha voluto estendere, con paterna generosità, anche "alle
persone vicine", augurando che lo Spirito Santo doni "forza e
serenità nel cammino della vita".
A firmare, per conto della Segreteria di
Stato, Mons. Anthony Ekpo, Assessore, custode discreto di una corrispondenza
che il Vaticano tratta sempre con la stessa attenzione, quale che sia il nome
di chi scrive.
Un gesto semplice, quello del Papa, ma non
per questo meno significativo: la prova che anche in un'epoca di comunicazioni
istantanee, la Chiesa sa ancora fermarsi, ascoltare, e rispondere con la parola
giusta.

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