Ma il mondo è più grande
di questo ristretto confine degli uomini,
dove le mani si stringono
per paura,
e gli occhi imparano a non guardare lontano.
C’è un altrove che preme
dietro le palpebre del giorno,
un mare che non si lascia addomesticare
dalle nostre parole consumate.
E noi camminiamo
tra pietre che sanno il nostro nome,
convinti che il recinto sia il mondo,
che la misura dell’uomo
sia misura del cielo.
Ma oltre,
oltre la soglia corta del pensiero,
respira la vastità senza padroni:
una luce che non chiede permesso,
un vento che non appartiene a nessuno.
E il cuore,
così piccolo nel suo tremore,
pure lo sa:
non siamo fatti per il limite,
ma per l’oltre.
(D. R.)

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