Quando Dio era bambino



 

Quando Dio era bambino
il mondo era leggero.

Lo sollevava
come un sasso,
lo lanciava nel giorno
per vederlo cadere.

Rideva—
non di gioia,
ma di pura esistenza,
come acqua che scorre.

Faceva e disfaceva
le sue orme nella polvere,
senza memoria,
senza perché.

Spezzava il pane
e lo dimenticava,
seguiva un insetto
fino a perderlo.

Non c’era destino
nelle sue mani,
né croce
nel legno che sfiorava.

Solo gioco,
solo forza che nasce
e si consuma
nell’istante.

Guardava gli uomini
come cose lontane,
e gli animali
come fratelli senza nome.

Quando cadeva
non c’era colpa—
solo terra
e un corpo che si rialza.

E Dio era tutto lì:
nel gesto che accade,
nel respiro che viene
e passa.

Ignaro di sé,
senza cielo sopra,
senza fine—

bambino.

(Davide R.)

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