Se Dio è un bambino che gioca

 


 

Se Dio è un bambino che gioca
sulla soglia del vento,
ha in tasca biglie di stelle
e le perde nell’erba del cielo.

 

Non sa dei nostri nomi
scritti con inchiostro di pianto,
non pesa le colpe
come pietre nel grembo della sera.

 

Ride —
e nel suo riso si spezza
la crosta dura del tempo.

 

Con dita sporche di luce
impasta l’alba,
la lancia contro i muri
delle città insonni.

 

Noi, curvi sotto orologi arrugginiti,
lo cerchiamo nei codici,
nei tribunali del giusto,
tra le spine dei giorni.

 

Ma lui corre scalzo
sulle acque della paura,
rovescia i troni di sabbia,
chiama per nome i passeri.

 

Se Dio è un bambino che gioca
non chiede templi,
ma ginocchia sbucciate
e tasche piene di vento.

 

E forse il mondo,
questo campo ferito,
attende solo
di essere raccolto
nelle sue piccole mani
come un aquilone spezzato.

 

(Davide R.)

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