Dammi la gioia, Signore



Dammi la gioia, Signore,

quella che canta

nelle vene della terra

quando l’alba rompe il silenzio

e il mondo ricomincia.


Dammi la gioia semplice

dell’erba che non sa il suo nome

e cresce,

del mare che non chiede perdono

alle sue tempeste.


Che io impari dalla luce

a posarsi senza ferire,

dal vento

a passare lasciando segni invisibili

e necessari.


Bella è la tua creazione

quando non la guardo da padrone

ma da ospite:

un pane spezzato,

una voce che chiama nel buio,

una mano che trema e spera.


Fammi creatura tra le creature,

non giudice del mattino

né contabile delle stelle.

Che la gioia mi sorprenda

come pioggia su un campo stanco,

come un canto che non sapevo di ricordare.


E se verrà la sera,

insegnami a benedirla:

anche l’ombra, Signore,

è tua,

e riposa nel tuo respiro.

(D.R.)

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