“La Madonna ritrovata. La devozione mariana nel mosaico anglicano” di Davide Romano

 

 

Nel panorama delle interpretazioni teologiche che animano il cristianesimo contemporaneo, poche figure sono tanto cariche di significato e al contempo così rivelatrici delle diverse sensibilità confessionali quanto Maria, la madre di Gesù. La Chiesa Anglicana, con la sua peculiare posizione di cerniera tra cattolicesimo e protestantesimo, ha sviluppato nei secoli una visione particolare di questa donna, che i Vangeli dipingono come “piena di grazia” e “benedetta fra le donne”.

La Comunione Anglicana, nata dalla scissione di Enrico VIII con Roma, ha sempre mantenuto un rapporto complesso con la figura di Maria. Se il cattolicesimo romano l'ha elevata a ruoli sempre più centrali nella devozione popolare, culminati nei dogmi dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione, l'anglicanesimo ha percorso una via intermedia, riconoscendone l'importanza ma guardandosi dall'attribuirle quelle prerogative che, nell'ottica della Riforma, rischiavano di offuscare la centralità di Cristo.

“Maria rappresenta per noi anglicani un modello di fede e di obbedienza alla volontà divina, non un oggetto di culto autonomo”, affermava Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury dal 2002 al 2012. “La sua grandezza sta nell'aver detto ‘sì’ al progetto divino, diventando strumento dell'incarnazione del Verbo, non in presunte qualità soprannaturali che la separerebbero dal resto dell'umanità”.

Questa interpretazione si inserisce perfettamente nella visione anglicana della fede come adesione personale alla chiamata divina, piuttosto che come sottomissione a un sistema dogmatico inflessibile. La liturgia anglicana, fin dalla pubblicazione del “Book of Common Prayer” di Thomas Cranmer nel 1549, ha sempre mantenuto le principali festività mariane: la Purificazione (2 febbraio), l'Annunciazione (25 marzo), la Visitazione (31 maggio) e la Natività di Maria (8 settembre).

Ma il rapporto dell'anglicanesimo con Maria non è stato sempre lineare. Durante il periodo della Riforma più radicale, sotto Edoardo VI, molti aspetti della devozione mariana furono ridimensionati o eliminati, in quanto considerati espressione di quella che i riformatori vedevano come eccessiva venerazione dei santi a discapito del culto dovuto a Dio solo. Successivamente, con il movimento di Oxford nel XIX secolo che tentò di riavvicinare l'anglicanesimo alla tradizione cattolica, si assistette a una riscoperta della figura di Maria.

Il teologo Edward Bouverie Pusey, uno dei leader di quel movimento, scriveva: “In Maria vediamo l’esempio supremo dell'umiltà cristiana, il modello di come l’essere umano debba accogliere la volontà divina. Da lei impariamo che la vera grandezza consiste nel farsi strumento del progetto salvifico di Dio”.

Proprio questo rinnovato interesse per la spiritualità mariana portò alla nascita di diversi ordini religiosi anglicani dedicati alla Vergine, un fenomeno che rappresenta uno degli aspetti più interessanti e meno conosciuti della devozione mariana al di fuori del cattolicesimo romano.

La Comunità di Santa Maria Vergine (Community of St. Mary the Virgin), fondata nel 1848 a Wantage, in Inghilterra, è uno dei più antichi ordini religiosi femminili anglicani. Le suore seguono una versione adattata della Regola di San Benedetto e hanno sviluppato un particolare carisma di preghiera contemplativa e servizio, ispirato alla figura di Maria come modello di disponibilità alla volontà divina. Come racconta l'attuale madre superiora: “Il nostro nome è programmatico. In Maria vediamo il perfetto esempio di ciò a cui ogni cristiano è chiamato: accogliere Cristo e portarlo al mondo”.

Ancor più esplicitamente dedicata alla devozione mariana è la Società di Maria (Society of Mary), fondata nel 1921 e oggi diffusa in tutta la Comunione Anglicana. Non si tratta di un ordine religioso in senso stretto, ma di una confraternita devozionale che riunisce laici e clero impegnati a promuovere la venerazione di Maria, la recita del rosario e la celebrazione delle festività mariane secondo la tradizione anglo-cattolica.

“La nostra missione”, afferma il reverendo Robert Ladds, ex superiore generale della Società, “è di testimoniare all'interno dell'anglicanesimo che onorare Maria come Madre di Dio non è una deviazione cattolica, ma parte dell'autentica tradizione cristiana, attestata fin dai primi secoli della Chiesa e mai completamente abbandonata nemmeno durante la Riforma”.

Altri ordini con una spiccata devozione mariana includono i Frati dell'Annunciazione, una piccola comunità religiosa maschile nella tradizione anglo-cattolica, e le Sorelle dell'Assunzione, un ordine femminile che combina la contemplazione con l'impegno sociale. Quest'ultimo, in particolare, riflette un'interpretazione della figura di Maria particolarmente attenta alla dimensione profetica del Magnificat, il cantico che nel Vangelo di Luca Maria pronuncia durante la visita alla cugina Elisabetta.

Lo studioso John Milbank, uno dei fondatori della “Radical Orthodoxy” e docente di teologia all'Università di Nottingham, sottolinea come “la teologia anglicana abbia sempre visto in Maria un simbolo ecclesiologico potente. In lei è prefigurata la Chiesa stessa, chiamata ad accogliere Cristo e a generarlo nel mondo attraverso la predicazione e i sacramenti”.

Questo approccio si distingue sia dalla tradizione cattolica romana, che ha sviluppato una ricca mariologia spesso indipendente dalla cristologia, sia dalla posizione di alcune chiese protestanti più radicali, che hanno quasi completamente cancellato Maria dal loro orizzonte teologico. La “via media” anglicana cerca invece di recuperare il ruolo di Maria all'interno della storia della salvezza, senza isolarlo né diminuirlo.

“I Vangeli ci presentano Maria come la prima discepola, colei che ha creduto e ha concepito il Verbo prima nel cuore che nel grembo”, osserva N.T. Wright, noto teologo anglicano ed ex vescovo di Durham. “La sua risposta all'angelo – ‘Ecco la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola’ - rappresenta il modello della risposta umana alla chiamata divina: un’obbedienza libera e consapevole”.

La ricerca biblica contemporanea, accolta con favore dal mondo anglicano sempre attento agli sviluppi accademici, ha ulteriormente approfondito questa visione. Particolare attenzione è stata dedicata al Magnificat, il cantico attribuito a Maria nel Vangelo di Luca, interpretato non solo come espressione di umiltà personale, ma anche come proclamazione profetica della rivoluzione dei valori portata dal Vangelo.

“Nel Magnificat”, afferma Stephen Cottrell, attuale Arcivescovo di York, “Maria si fa portavoce degli oppressi e annuncia il rovesciamento delle strutture di potere ingiuste. La sua è una voce profetica che anticipa la predicazione di Gesù sulle beatitudini e sul Regno di Dio”.

Questa lettura socio-politica del Magnificat ha trovato terreno fertile nell'anglicanesimo contemporaneo, particolarmente sensibile alle tematiche della giustizia sociale come espressione della fede cristiana. La figura di Maria viene così collegata all'impegno per la trasformazione delle strutture sociali ingiuste, in sintonia con la tradizione profetica biblica.

Sul piano più strettamente dogmatico, la posizione anglicana riguardo ai dogmi mariani cattolici rimane cauta. Mentre la concezione verginale di Gesù è generalmente accettata, in quanto attestata dai Vangeli, i dogmi dell'Immacolata Concezione (1854) e dell'Assunzione (1950) sono considerati privi di sufficiente fondamento scritturistico.

Tuttavia, il dialogo ecumenico ha portato a significativi riavvicinamenti anche su questo terreno. Il documento ARCIC (Anglican-Roman Catholic International Commission) del 2005, “Maria: grazia e speranza in Cristo”, ha rappresentato un importante tentativo di trovare un linguaggio comune per parlare della madre di Gesù.

In quel documento, i teologi anglicani e cattolici affermavano congiuntamente: “Possiamo dire insieme che Maria compie il suo ruolo nella storia della salvezza non semplicemente come un individuo, ma come la ‘figlia di Sion’ rappresentativa... Maria è segno profetico della grazia di Dio per l'intera umanità e modello emblematico della risposta umana alla grazia”.

La teologa anglicana Sarah Coakley, ex docente a Cambridge, sottolinea come “la figura di Maria ci inviti a ripensare le categorie teologiche tradizionali. La sua esperienza di maternità divina sfida le facili dicotomie tra umano e divino, tra natura e grazia. In lei vediamo come Dio operi non contro o a prescindere dall'umanità, ma attraverso la libera cooperazione umana”.

Non tutti, naturalmente, condividono questa apertura al dialogo con la tradizione cattolica. L'ala evangelica dell'anglicanesimo, rappresentata da figure come J.I. Packer, guarda con sospetto a quelle che considera concessioni eccessive alla mariologia cattolica: “Dobbiamo stare attenti a non attribuire a Maria un ruolo che le Scritture non le riconoscono. La sua grandezza sta nell'aver puntato a Cristo – ‘Fate quello che vi dirà’ - non nell'essere diventata essa stessa oggetto di devozione”.

Ma al di là delle dispute teologiche, la figura di Maria continua a ispirare forme di devozione personale anche nel mondo anglicano. In molte chiese anglicane di tradizione “alta” (High Church), si possono trovare icone o statue della Vergine, davanti alle quali i fedeli accendono candele o recitano preghiere. La recita dell'Angelus o del Rosario, pratiche tradizionalmente associate al cattolicesimo, non sono infrequenti in alcuni ambienti anglicani.

Un esempio particolarmente significativo di questa devozione è la celebrazione della festa di Nostra Signora di Walsingham. Il santuario di Walsingham, nel Norfolk, era uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio mariano dell'Inghilterra medievale, fino alla sua distruzione durante la Riforma. Ricostruito nel XX secolo, è oggi un centro di spiritualità che attira pellegrini sia anglicani che cattolici.

Come racconta Martin Warner, vescovo anglicano di Chichester e in precedenza amministratore del santuario anglicano di Walsingham: “Qui sperimentano un ecumenismo della devozione che spesso precede e supera il dialogo teologico formale. Nella comune venerazione della Madre di Dio, anglicani e cattolici ritrovano un terreno di incontro che fa ben sperare per il futuro”.

La liturgia anglicana contemporanea riflette questa riscoperta di Maria. Nel “Common Worship”, il libro liturgico adottato dalla Chiesa d'Inghilterra nel 2000, la colletta per la festa dell'Annunciazione recita: “Ti rendiamo grazie, o Signore, perché nel mistero dell'incarnazione hai visitato e redento il tuo popolo; e preghiamo che, come crediamo che il tuo Figlio unigenito sia venuto a prendere la nostra natura umana, possiamo, con Maria, essere trovati degni di accoglierlo come nostro redentore”.

In questa preghiera si condensano gli elementi fondamentali dell'interpretazione anglicana di Maria: la sua centralità nel mistero dell'incarnazione e il suo ruolo di modello per tutti i credenti.

Lucy Winkett, rettore della St James's Piccadilly a Londra, ha scritto: “Maria ci insegna che la vera grandezza consiste nell'aprirsi completamente all'azione di Dio. Il suo esempio ci ricorda che la fede non è primariamente adesione intellettuale a un insieme di dottrine, ma disponibilità a lasciarsi trasformare dall'incontro con Dio”.

Questa visione, che pone l'accento sull’esperienza personale piuttosto che sulla definizione dogmatica, è profondamente radicata nell'identità anglicana, sempre in bilico tra la valorizzazione della tradizione e l'apertura alla riforma.

La riscoperta di Maria nell'anglicanesimo contemporaneo si inserisce in un più ampio movimento di rilettura delle Scritture attento a far emergere le figure femminili spesso marginalizzate dalla tradizione interpretativa. “Non si tratta semplicemente di adeguare il messaggio evangelico alle sensibilità contemporanee”, afferma Jane Williams, teologa e moglie dell'ex arcivescovo Rowan Williams, “ma di recuperare dimensioni del testo biblico che secoli di interpretazione prevalentemente maschile hanno lasciato in ombra”.

Un altro aspetto significativo della visione anglicana di Maria è il suo ruolo nell'economia della salvezza. Se la tradizione cattolica ha spesso presentato Maria come “mediatrice di tutte le grazie”, l'anglicanesimo tende a vedere il suo contributo in termini di cooperazione umana al progetto divino.

“Maria non aggiunge nulla all'opera salvifica di Cristo, che è completa e sufficiente”, afferma Michael Ramsey, arcivescovo di Canterbury dal 1961 al 1974. “La sua grandezza sta nell'aver permesso a quell'opera di realizzarsi attraverso il suo libero consenso. In questo senso, rappresenta l'umanità intera nel suo rapporto con la grazia divina”.

Un’interessante manifestazione della devozione mariana anglicana è rappresentata anche dalla Chiesa Episcopale degli Stati Uniti, parte della Comunione Anglicana. Qui, la tradizione anglo-cattolica ha dato vita a espressioni di pietà mariana che talvolta sorprendono per la loro vicinanza alla sensibilità cattolica romana.

La Comunità delle Suore di Santa Maria (Sisters of St. Mary), fondata nel 1865, è uno degli ordini religiosi femminili più antichi e importanti nella tradizione episcopale americana. Con diverse case e ministeri negli Stati Uniti, le suore combinano la preghiera contemplativa con l'impegno attivo in campo educativo e assistenziale, ispirandosi all'esempio di Maria come discepola per eccellenza.

Interessante è anche il caso delle chiese episcopali dedicate a Maria nelle comunità ispaniche degli Stati Uniti, dove la devozione alla Vergine di Guadalupe rappresenta un forte elemento identitario. Come osserva il teologo episcopaliano Juan Oliver: “La spiritualità guadalupana, con la sua attenzione ai poveri e agli emarginati, si integra perfettamente con l'impegno della Chiesa Episcopale per la giustizia sociale, offrendo allo stesso tempo un punto di continuità culturale per i fedeli di origine latina”.

In conclusione, la figura di Maria continua a rappresentare per la Chiesa Anglicana un importante punto di riferimento teologico e spirituale, anche se la sua interpretazione rimane diversa da quella cattolica romana. La sua storia personale di fede e di dedizione a Cristo risuona profondamente con la sensibilità anglicana, sempre attenta a mantenere un equilibrio tra fedeltà alla tradizione e apertura alle nuove comprensioni che lo Spirito può suscitare.

Come ha scritto recentemente Rowan Williams: “Maria ci ricorda che al cuore del cristianesimo non c’è una dottrina astratta, ma una storia di incontri personali con Dio che trasformano l'esistenza. La sua testimonianza ci invita a riscoprire continuamente la freschezza e la radicalità del messaggio evangelico, al di là delle dispute teologiche e delle divisioni confessionali”.

Nel panorama del cristianesimo mondiale, il contributo peculiare dell'anglicanesimo alla comprensione della figura di Maria consiste proprio in questa capacità di mantenere insieme rispetto per la tradizione e apertura alle nuove comprensioni, attenzione all'esperienza personale e consapevolezza della dimensione comunitaria della fede, valorizzazione delle figure femminili bibliche e prudenza verso le elaborazioni dogmatiche non sufficientemente fondate sulle Scritture.

La devozione mariana anglicana, con la sua pluralità di espressioni - dalle solenni liturgie di Walsingham alla silenziosa preghiera degli ordini contemplativi, dalla riflessione teologica sul Magnificat all’impegno sociale ispirato alla “serva del Signore” - rappresenta così un microcosmo di quella “via media” che costituisce l'essenza stessa dell'identità anglicana: né rifiuto protestante, né accettazione acritica delle elaborazioni cattoliche, ma ricerca costante di un equilibrio che sia fedele al messaggio evangelico nella sua totalità.

 

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