Nel panorama delle interpretazioni
teologiche che animano il cristianesimo contemporaneo, poche figure sono tanto
cariche di significato e al contempo così rivelatrici delle diverse sensibilità
confessionali quanto Maria, la madre di Gesù. La Chiesa Anglicana, con la sua
peculiare posizione di cerniera tra cattolicesimo e protestantesimo, ha
sviluppato nei secoli una visione particolare di questa donna, che i Vangeli dipingono
come “piena di grazia” e “benedetta fra le donne”.
La Comunione Anglicana, nata dalla
scissione di Enrico VIII con Roma, ha sempre mantenuto un rapporto complesso
con la figura di Maria. Se il cattolicesimo romano l'ha elevata a ruoli sempre
più centrali nella devozione popolare, culminati nei dogmi dell'Immacolata
Concezione e dell'Assunzione, l'anglicanesimo ha percorso una via intermedia,
riconoscendone l'importanza ma guardandosi dall'attribuirle quelle prerogative
che, nell'ottica della Riforma, rischiavano di offuscare la centralità di
Cristo.
“Maria rappresenta per noi anglicani
un modello di fede e di obbedienza alla volontà divina, non un oggetto di culto
autonomo”, affermava Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury dal 2002 al
2012. “La sua grandezza sta nell'aver detto ‘sì’ al progetto divino, diventando
strumento dell'incarnazione del Verbo, non in presunte qualità soprannaturali
che la separerebbero dal resto dell'umanità”.
Questa interpretazione si inserisce
perfettamente nella visione anglicana della fede come adesione personale alla
chiamata divina, piuttosto che come sottomissione a un sistema dogmatico
inflessibile. La liturgia anglicana, fin dalla pubblicazione del “Book of
Common Prayer” di Thomas Cranmer nel 1549, ha sempre mantenuto le principali
festività mariane: la Purificazione (2 febbraio), l'Annunciazione (25 marzo),
la Visitazione (31 maggio) e la Natività di Maria (8 settembre).
Ma il rapporto dell'anglicanesimo con
Maria non è stato sempre lineare. Durante il periodo della Riforma più
radicale, sotto Edoardo VI, molti aspetti della devozione mariana furono
ridimensionati o eliminati, in quanto considerati espressione di quella che i
riformatori vedevano come eccessiva venerazione dei santi a discapito del culto
dovuto a Dio solo. Successivamente, con il movimento di Oxford nel XIX secolo
che tentò di riavvicinare l'anglicanesimo alla tradizione cattolica, si
assistette a una riscoperta della figura di Maria.
Il teologo Edward Bouverie Pusey, uno
dei leader di quel movimento, scriveva: “In Maria vediamo l’esempio supremo
dell'umiltà cristiana, il modello di come l’essere umano debba accogliere la
volontà divina. Da lei impariamo che la vera grandezza consiste nel farsi
strumento del progetto salvifico di Dio”.
Proprio questo rinnovato interesse
per la spiritualità mariana portò alla nascita di diversi ordini religiosi
anglicani dedicati alla Vergine, un fenomeno che rappresenta uno degli aspetti
più interessanti e meno conosciuti della devozione mariana al di fuori del
cattolicesimo romano.
La Comunità di Santa Maria Vergine
(Community of St. Mary the Virgin), fondata nel 1848 a Wantage, in Inghilterra,
è uno dei più antichi ordini religiosi femminili anglicani. Le suore seguono
una versione adattata della Regola di San Benedetto e hanno sviluppato un
particolare carisma di preghiera contemplativa e servizio, ispirato alla figura
di Maria come modello di disponibilità alla volontà divina. Come racconta
l'attuale madre superiora: “Il nostro nome è programmatico. In Maria vediamo il
perfetto esempio di ciò a cui ogni cristiano è chiamato: accogliere Cristo e
portarlo al mondo”.
Ancor più esplicitamente dedicata
alla devozione mariana è la Società di Maria (Society of Mary), fondata nel
1921 e oggi diffusa in tutta la Comunione Anglicana. Non si tratta di un ordine
religioso in senso stretto, ma di una confraternita devozionale che riunisce
laici e clero impegnati a promuovere la venerazione di Maria, la recita del
rosario e la celebrazione delle festività mariane secondo la tradizione
anglo-cattolica.
“La nostra missione”, afferma il
reverendo Robert Ladds, ex superiore generale della Società, “è di testimoniare
all'interno dell'anglicanesimo che onorare Maria come Madre di Dio non è una
deviazione cattolica, ma parte dell'autentica tradizione cristiana, attestata
fin dai primi secoli della Chiesa e mai completamente abbandonata nemmeno
durante la Riforma”.
Altri ordini con una spiccata
devozione mariana includono i Frati dell'Annunciazione, una piccola comunità
religiosa maschile nella tradizione anglo-cattolica, e le Sorelle
dell'Assunzione, un ordine femminile che combina la contemplazione con
l'impegno sociale. Quest'ultimo, in particolare, riflette un'interpretazione
della figura di Maria particolarmente attenta alla dimensione profetica del
Magnificat, il cantico che nel Vangelo di Luca Maria pronuncia durante la
visita alla cugina Elisabetta.
Lo studioso John Milbank, uno dei
fondatori della “Radical Orthodoxy” e docente di teologia all'Università di
Nottingham, sottolinea come “la teologia anglicana abbia sempre visto in Maria
un simbolo ecclesiologico potente. In lei è prefigurata la Chiesa stessa,
chiamata ad accogliere Cristo e a generarlo nel mondo attraverso la
predicazione e i sacramenti”.
Questo approccio si distingue sia dalla
tradizione cattolica romana, che ha sviluppato una ricca mariologia spesso
indipendente dalla cristologia, sia dalla posizione di alcune chiese
protestanti più radicali, che hanno quasi completamente cancellato Maria dal
loro orizzonte teologico. La “via media” anglicana cerca invece di recuperare
il ruolo di Maria all'interno della storia della salvezza, senza isolarlo né
diminuirlo.
“I Vangeli ci presentano Maria come
la prima discepola, colei che ha creduto e ha concepito il Verbo prima nel
cuore che nel grembo”, osserva N.T. Wright, noto teologo anglicano ed ex
vescovo di Durham. “La sua risposta all'angelo – ‘Ecco la serva del Signore,
avvenga di me secondo la tua parola’ - rappresenta il modello della risposta
umana alla chiamata divina: un’obbedienza libera e consapevole”.
La ricerca biblica contemporanea,
accolta con favore dal mondo anglicano sempre attento agli sviluppi accademici,
ha ulteriormente approfondito questa visione. Particolare attenzione è stata
dedicata al Magnificat, il cantico attribuito a Maria nel Vangelo di Luca,
interpretato non solo come espressione di umiltà personale, ma anche come
proclamazione profetica della rivoluzione dei valori portata dal Vangelo.
“Nel Magnificat”, afferma Stephen
Cottrell, attuale Arcivescovo di York, “Maria si fa portavoce degli oppressi e
annuncia il rovesciamento delle strutture di potere ingiuste. La sua è una voce
profetica che anticipa la predicazione di Gesù sulle beatitudini e sul Regno di
Dio”.
Questa lettura socio-politica del
Magnificat ha trovato terreno fertile nell'anglicanesimo contemporaneo,
particolarmente sensibile alle tematiche della giustizia sociale come
espressione della fede cristiana. La figura di Maria viene così collegata
all'impegno per la trasformazione delle strutture sociali ingiuste, in sintonia
con la tradizione profetica biblica.
Sul piano più strettamente dogmatico,
la posizione anglicana riguardo ai dogmi mariani cattolici rimane cauta. Mentre
la concezione verginale di Gesù è generalmente accettata, in quanto attestata
dai Vangeli, i dogmi dell'Immacolata Concezione (1854) e dell'Assunzione (1950)
sono considerati privi di sufficiente fondamento scritturistico.
Tuttavia, il dialogo ecumenico ha
portato a significativi riavvicinamenti anche su questo terreno. Il documento
ARCIC (Anglican-Roman Catholic International Commission) del 2005, “Maria:
grazia e speranza in Cristo”, ha rappresentato un importante tentativo di
trovare un linguaggio comune per parlare della madre di Gesù.
In quel documento, i teologi
anglicani e cattolici affermavano congiuntamente: “Possiamo dire insieme che
Maria compie il suo ruolo nella storia della salvezza non semplicemente come un
individuo, ma come la ‘figlia di Sion’ rappresentativa... Maria è segno
profetico della grazia di Dio per l'intera umanità e modello emblematico della
risposta umana alla grazia”.
La teologa anglicana Sarah Coakley,
ex docente a Cambridge, sottolinea come “la figura di Maria ci inviti a
ripensare le categorie teologiche tradizionali. La sua esperienza di maternità
divina sfida le facili dicotomie tra umano e divino, tra natura e grazia. In
lei vediamo come Dio operi non contro o a prescindere dall'umanità, ma
attraverso la libera cooperazione umana”.
Non tutti, naturalmente, condividono
questa apertura al dialogo con la tradizione cattolica. L'ala evangelica
dell'anglicanesimo, rappresentata da figure come J.I. Packer, guarda con
sospetto a quelle che considera concessioni eccessive alla mariologia
cattolica: “Dobbiamo stare attenti a non attribuire a Maria un ruolo che le
Scritture non le riconoscono. La sua grandezza sta nell'aver puntato a Cristo –
‘Fate quello che vi dirà’ - non nell'essere diventata essa stessa oggetto di
devozione”.
Ma al di là delle dispute teologiche,
la figura di Maria continua a ispirare forme di devozione personale anche nel
mondo anglicano. In molte chiese anglicane di tradizione “alta” (High Church),
si possono trovare icone o statue della Vergine, davanti alle quali i fedeli
accendono candele o recitano preghiere. La recita dell'Angelus o del Rosario,
pratiche tradizionalmente associate al cattolicesimo, non sono infrequenti in
alcuni ambienti anglicani.
Un esempio particolarmente
significativo di questa devozione è la celebrazione della festa di Nostra
Signora di Walsingham. Il santuario di Walsingham, nel Norfolk, era uno dei più
importanti luoghi di pellegrinaggio mariano dell'Inghilterra medievale, fino
alla sua distruzione durante la Riforma. Ricostruito nel XX secolo, è oggi un
centro di spiritualità che attira pellegrini sia anglicani che cattolici.
Come racconta Martin Warner, vescovo
anglicano di Chichester e in precedenza amministratore del santuario anglicano
di Walsingham: “Qui sperimentano un ecumenismo della devozione che spesso
precede e supera il dialogo teologico formale. Nella comune venerazione della
Madre di Dio, anglicani e cattolici ritrovano un terreno di incontro che fa ben
sperare per il futuro”.
La liturgia anglicana contemporanea
riflette questa riscoperta di Maria. Nel “Common Worship”, il libro liturgico
adottato dalla Chiesa d'Inghilterra nel 2000, la colletta per la festa
dell'Annunciazione recita: “Ti rendiamo grazie, o Signore, perché nel mistero
dell'incarnazione hai visitato e redento il tuo popolo; e preghiamo che, come
crediamo che il tuo Figlio unigenito sia venuto a prendere la nostra natura
umana, possiamo, con Maria, essere trovati degni di accoglierlo come nostro
redentore”.
In questa preghiera si condensano gli
elementi fondamentali dell'interpretazione anglicana di Maria: la sua centralità
nel mistero dell'incarnazione e il suo ruolo di modello per tutti i credenti.
Lucy Winkett, rettore della St
James's Piccadilly a Londra, ha scritto: “Maria ci insegna che la vera
grandezza consiste nell'aprirsi completamente all'azione di Dio. Il suo esempio
ci ricorda che la fede non è primariamente adesione intellettuale a un insieme
di dottrine, ma disponibilità a lasciarsi trasformare dall'incontro con Dio”.
Questa visione, che pone l'accento
sull’esperienza personale piuttosto che sulla definizione dogmatica, è
profondamente radicata nell'identità anglicana, sempre in bilico tra la
valorizzazione della tradizione e l'apertura alla riforma.
La riscoperta di Maria
nell'anglicanesimo contemporaneo si inserisce in un più ampio movimento di
rilettura delle Scritture attento a far emergere le figure femminili spesso
marginalizzate dalla tradizione interpretativa. “Non si tratta semplicemente di
adeguare il messaggio evangelico alle sensibilità contemporanee”, afferma Jane
Williams, teologa e moglie dell'ex arcivescovo Rowan Williams, “ma di
recuperare dimensioni del testo biblico che secoli di interpretazione
prevalentemente maschile hanno lasciato in ombra”.
Un altro aspetto significativo della
visione anglicana di Maria è il suo ruolo nell'economia della salvezza. Se la
tradizione cattolica ha spesso presentato Maria come “mediatrice di tutte le
grazie”, l'anglicanesimo tende a vedere il suo contributo in termini di
cooperazione umana al progetto divino.
“Maria non aggiunge nulla all'opera
salvifica di Cristo, che è completa e sufficiente”, afferma Michael Ramsey,
arcivescovo di Canterbury dal 1961 al 1974. “La sua grandezza sta nell'aver
permesso a quell'opera di realizzarsi attraverso il suo libero consenso. In
questo senso, rappresenta l'umanità intera nel suo rapporto con la grazia
divina”.
Un’interessante manifestazione della
devozione mariana anglicana è rappresentata anche dalla Chiesa Episcopale degli
Stati Uniti, parte della Comunione Anglicana. Qui, la tradizione
anglo-cattolica ha dato vita a espressioni di pietà mariana che talvolta
sorprendono per la loro vicinanza alla sensibilità cattolica romana.
La Comunità delle Suore di Santa
Maria (Sisters of St. Mary), fondata nel 1865, è uno degli ordini religiosi
femminili più antichi e importanti nella tradizione episcopale americana. Con
diverse case e ministeri negli Stati Uniti, le suore combinano la preghiera
contemplativa con l'impegno attivo in campo educativo e assistenziale,
ispirandosi all'esempio di Maria come discepola per eccellenza.
Interessante è anche il caso delle
chiese episcopali dedicate a Maria nelle comunità ispaniche degli Stati Uniti,
dove la devozione alla Vergine di Guadalupe rappresenta un forte elemento
identitario. Come osserva il teologo episcopaliano Juan Oliver: “La
spiritualità guadalupana, con la sua attenzione ai poveri e agli emarginati, si
integra perfettamente con l'impegno della Chiesa Episcopale per la giustizia
sociale, offrendo allo stesso tempo un punto di continuità culturale per i
fedeli di origine latina”.
In conclusione, la figura di Maria
continua a rappresentare per la Chiesa Anglicana un importante punto di
riferimento teologico e spirituale, anche se la sua interpretazione rimane
diversa da quella cattolica romana. La sua storia personale di fede e di
dedizione a Cristo risuona profondamente con la sensibilità anglicana, sempre
attenta a mantenere un equilibrio tra fedeltà alla tradizione e apertura alle
nuove comprensioni che lo Spirito può suscitare.
Come ha scritto recentemente Rowan Williams:
“Maria ci ricorda che al cuore del cristianesimo non c’è una dottrina astratta,
ma una storia di incontri personali con Dio che trasformano l'esistenza. La sua
testimonianza ci invita a riscoprire continuamente la freschezza e la
radicalità del messaggio evangelico, al di là delle dispute teologiche e delle
divisioni confessionali”.
Nel panorama del cristianesimo
mondiale, il contributo peculiare dell'anglicanesimo alla comprensione della
figura di Maria consiste proprio in questa capacità di mantenere insieme
rispetto per la tradizione e apertura alle nuove comprensioni, attenzione
all'esperienza personale e consapevolezza della dimensione comunitaria della
fede, valorizzazione delle figure femminili bibliche e prudenza verso le
elaborazioni dogmatiche non sufficientemente fondate sulle Scritture.
La devozione mariana anglicana, con
la sua pluralità di espressioni - dalle solenni liturgie di Walsingham alla
silenziosa preghiera degli ordini contemplativi, dalla riflessione teologica
sul Magnificat all’impegno sociale ispirato alla “serva del Signore” -
rappresenta così un microcosmo di quella “via media” che costituisce l'essenza
stessa dell'identità anglicana: né rifiuto protestante, né accettazione
acritica delle elaborazioni cattoliche, ma ricerca costante di un equilibrio
che sia fedele al messaggio evangelico nella sua totalità.
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