Dio di Abramo, d’Isacco e di Giacobbe,
che parli nei sogni e nel vento del deserto,
sei voce che arde e silenzio che pesa,
passo leggero sulla soglia del tempo.
Ma sei anche il Dio di Spinoza e Cartesio,
nel dubbio affilato, nel calcolo esatto,
nell’ombra pensosa di chi ti cerca
e nelle pagine dense di Pascal,
dove la fede inciampa e si rialza.
Ti nascondi nelle crepe del mondo,
nel battito incerto, nel grido sospeso,
sei luce trafitta da veli sottili,
sei assenza che brucia più d’ogni fuoco.
Eppure ti sveli, inatteso e potente,
tra gli occhi di un bimbo, nel pane spezzato,
nell’ultimo gesto di chi si arrende
e trova la vita nel dare sé stesso.
Dio che ti nascondi e ti riveli,
non sei nel lampo, né nell’uragano,
ma in questo respiro che ancora trema,
nell’attimo breve in cui tutto è eterno.
(Davide Romano)
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